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Ciao Alfonso,

Ti dico CIAO e non addio, perché tu sei lì. Ti vedo tra le tue stelle a ridere e sorriderci, finalmente libero di volare, senza dolori, senza paure.

Sei tornato ad essere quel bambino che tutti vedevamo nei tuoi occhi. Stai riabbracciando i tuoi cari, che ti hanno lasciato troppo presto.

Stai restituendo IL DONO al tuo angelo, é indenne, così l'hai conservato fino alla fine.

Sai Alfonso, tu parlavi sempre del TUO DONO, ma tu di dono non ne avevi uno, ne avevi 1000.

Io voglio ricordarti per la tua capacità di tirare fuori il meglio da ognuno di noi.

Ci vedevi.

Ci inquadravi.

Scoprivi i nostri talenti.

E pretendevi che li usassimo per gli altri, per FARE, per rendere onore alla vita.

Perché tu la vita l'hai amata tanto, non ho mai conosciuto nessuno che la amasse quanto te, e l'hai onorata ogni giorno, insegnando a noi a fare lo stesso.

Non ti dico Addio, Alfonso.

Lo sappiamo tutti che ci stai guardando e forse un pochino ci prendi in giro, perché oggi siamo tristi. Ma siamo tutti insieme, vedi? Come ci hai sempre voluto tu. Perché tu questo facevi, creavi legami, costruivi ponti che resteranno per sempre.

Ti sono stata figlia, amica, complice, spalla, bastone... a noi non servivano le parole, bastava giluardarci negli occhi per capirci... e questo é il dono che tu hai lasciato a me per sempre.

Grazie.

I tuoi sogni sono la nostra eredità.

Oggi che non ho più i tuoi occhi in cui guardare, continuerò a cercarli tra le stelle.

Marianna

Ciao Alfonsì,

siamo giunti alla fine di questo meraviglioso viaggio fatto insieme, purtroppo il tuo treno si è fermato definitivamente alla stazione.

Un treno sul quale mi facesti salire 10 anni fa, quel giorno mi dicesti che avevi un sogno da realizzare, chiedendomi di farne parte, per me fu un onore e un privilegio seguirti.

Il tuo sogno era “il Dono”, in questi meravigliosi anni quel sogno è diventato realtà, hai intrecciato rapporti umani, costruito ponti dove altri non avevano osato fare, hai riempito aule, chiese, piazze e teatri, ogni volta sentire la tua voce la tua testimonianza era gioia pura per il cuore.

Col passare degli anni, hai fatto salire su questo fantastico treno tante persone, qualcuna è scesa alla prima fermata, ma noi che ti abbiamo amato siamo rimasti li con te, in questo meraviglioso viaggio tra le stelle.

Oggi, fratello mio, siamo arrivati in una stazione che mai avrei voluto fermarmi, dove ci hai condotto con le tue ultime forze, dove faremmo finta di metabolizzare la tua assenza, in attesa che il dolore che attanaglia i nostri cuori, ci lasci respirare.

Un ultima cosa prima di lasciarti andar via, voglio ringraziarti per avermi donato la gioia di vivere della tua luce, di avermi fatto conoscere persone meravigliose, ma principalmente avermi donato il tuo Amore.

Ciao Alfonso

Enzo

Mario Ferraioli: Per Alfonso
Cristo è morto sulla croce, ha sconfitto la morte risorgendo, è salito alla destra del Padre. E noi pensiamo che tutto finisca lì: la Pasqua è compiuta, la storia è conclusa.
Io, invece, in questi mesi ho visto qualcosa di diverso.
Ho visto Cristo ritornare sulla croce.
Non perché la sua vittoria non sia definitiva, ma perché il suo amore non conosce distanza. Cristo, per custodire fino in fondo la libertà che ci ha donato, sceglie di autolimitarsi: torna su quel legno ogni volta che un uomo soffre. Non si sostituisce a noi, non ci toglie il dolore, ma lo abita con noi. Piange ancora, come pianse davanti alla tomba del suo amico Lazzaro.
E anche davanti alla morte di Lazzaro, Cristo sceglie di non fare tutto da solo. Dice agli uomini: «Togliete la pietra!» Avrebbe potuto farlo Lui, ma chiede a noi di fare la nostra parte. Anche davanti alla morte lascia spazio alla nostra libertà, alla nostra responsabilità, alle nostre mani.
L'ho visto accanto ad Alfonso. E l'ho visto nei tanti ammalati incontrati lungo questo cammino.
Poi arriva il momento in cui Cristo spezza tutto. Si libera dalla morte e, insieme, libera anche noi. Ci abbraccia con la tenerezza di un Padre e ci risveglia alla vita eterna.
E allora penso ad Alfonso.
Il suo cruccio era salvare il dono ricevuto: quell'organo che gli aveva restituito anni di vita. Quel dono, insieme ai medici, è stato salvato fino alla fine. Era importante per lui, perché quel dono era vita.
Ma oggi mi rimane una domanda ancora più grande: a chi lascia i suoi sogni?
Quali erano i sogni di Alfonso? Un altro libro? Un nuovo modo di promuovere la cultura della donazione? Forse anche questo. Ma credo che i suoi sogni più veri fossero altri.
Alfonso è sempre stato un passo avanti a noi. Non per le sue lunghe gambe, ma per il suo modo di guardare la vita. I suoi sogni non erano cose. Erano persone. Persone vive, con un volto e un nome.
E quella domanda diventa anche la nostra: a chi affido i miei sogni?
Perché arriva un momento nella vita in cui ci si sente smarriti, soli, e anche la fede sembra vacillare. È il momento del grido di Gesù sulla croce: «Padre, perché mi hai abbandonato?»
Forse è proprio lì che impariamo che un sogno non è soltanto qualcosa che desideriamo realizzare noi. Un sogno può essere anche qualcosa che scegliamo di affidare a qualcun altro, perché continui a vivere oltre noi.
E allora penso ancora ad AlfonsoForse oggi tocca a noi raccogliere i suoi sogni. Non sappiamo ancora esattamente quali siano, né chi, tra noi, sarà capace di portarli avanti. Ma possiamo provare a scoprirli, ascoltarli e farli nostri.
Perché alla fine della vita non lasciamo soltanto ciò che abbiamo fatto. Lasciamo anche ciò che abbiamo sperato. E quei sogni, quando vengono accolti da qualcuno, possono continuare a camminare.
Forse il sogno più grande che Alfonso ci affida è questo: ritrovarci in pace. Senza rancori, senza conti da regolare, custodendo la comunione tra noi.
Nel suo ultimo libro ci lascia una frase che oggi suona come una consegna: «Ci guarderemo negli occhi e ci lasceremo senza paure.»
Vorrei che fosse questo il nostro modo di salutarlo: guardarci negli occhi, riconciliarci, lasciarci senza paure e senza rancori, nella pace.
Dio ha la forza di volgere tutto verso il bene. Per questo oggi il nostro non è soltanto un tempo di tristezza. È anche un tempo di grazia.
Non sprechiamolo.
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